“Un artista squallido per la società conformista, un rivoluzionario perché non voleva cedere alle tentazioni del mercato“.
“Un morso, ogni giorno”.
Sfogliava gli album dei miei ricordi, una maledetta ossessione. Dannato e ossessione erano le due parole quotidiane niente di più che uno schema fisso.
Il Dannato aveva condiviso con Gabriella un tetto un cuore una passione.
Era imminente le primavera delle idee, pronte a fiorire in una rivoluzione epocale nelle loro vite. Un drink una sigaretta e le pause dell’io.
Il Dannato e gli Happening di artisti elevati al mercato e al denaro, non andavano proprio d’accordo ma in fondo non aveva niente di meglio da fare, c’era sempre da bere gratis. Si presentava come sempre a suo modo, niente di elegante e sofisticato, riteneva che fosse superfluo “prostituirsi”. Il Dannato aveva condiviso con Gabriella un tetto, un cuore, una passione. Tutto in una volta. Si erano conosciuti in quelle vite piatte e incompiute che si trascinano a Ostia, quelle conoscenze utili solo per riempire il tempo.
Dannato lo sapeva. Lui era l’Happening che non accade mai. Tutti quegli artisti elevati al mercato e al denaro, lui non ci andava d’accordo.
La società conformista lo aveva già catalogato: artista squallido. Trentotto anni, senza partita IVA, senza galleria, senza beige nelle tele.
Quello che non capivano e’ che il Dannato non aveva fallito, aveva rifiutato.
In fondo non doveva niente a nessuno. Non aveva un meglio da fare, in più, ai vernissage, c’era sempre da bere gratis.
Pensava a modo suo, riteneva superfluo “prostituirsi” il freddo del mercato gli entrava nelle ossa lo stesso.


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