“La vita si prende la vita a morsi, vale la pena viverla prima che si porti via tutto”.
Questo era il Dannato e questa era la sua storia con Gabriella, questa era la sua storia, questa era la sua rivoluzione.
Alla continua ricerca del giusto dove non c’è giustizia, cercando il bello dove tutti vedono il brutto, quando tutti guardano il degrado, puntando il dito senza luce, senza guardare alla bellezza delle cose, quando ti accorgi che se ne va via, pezzo dopo pezzo, morso dopo morso, la vita.
Eppure gli occhi sono sempre quelli che guardano le cose con entusiasmo, dove vede e ancora trova la forza di resistere strappo dopo strappo ai morsi della vita.

Il loro matrimonio non era stato poi così convenzionale.
Pochi invitati. Pochissimi. Attori, così come lo organizzò Gabriella.
Niente di rituale o religioso. Nessuna convenzione. Il minimo per dare un senso legale alle cose, diceva lui ridendo di quella assurda richiesta di lei.
Lei in bianco su gli scogli, non in una chiesa. Lui che rideva, non capiva perché lei avesse voluto proprio quel pezzo di carta, lei che di convenzioni non ne aveva mai volute.
Era stata un’idea sua. Un set, non una cerimonia. Due fotografi, un assistente con l’ombrello nero, il mare dietro. Niente promesse davanti a Dio. Solo il rumore dell’acqua.
Il Dannato, con gli occhi ancora da ventenne, guardava quella scena e pensava che era bella proprio perché non significava niente. E invece significava tutto.
Quello era il loro patto: non credere a niente, se non a quel momento lì, sugli scogli.
E poi, strappo dopo strappo, anche quel patto ha preso i morsi della vita.

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